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26 maggio 2010

Libri in inglese


Avete mai provato a leggere in libro in inglese? ok siete dei giusti e sapete piu lingue di C3-P0.. Ma Se come me pensavate di conoscere bene la lingua e vi siete detti “ok è il momento di testare gli anni di studi e di lavoro sul campo” allora sapete di cosa parlo.

E non dico una di quelle pesate in inglese antico che comprensibilmente sembrano aramaico (grazie ancora Mel Gibson per la passione di cristo coi sottotitoli). Io intendo un libro normale, leggero, tranquillo. Bene, ci ho provato e vi devo dire che l'esperienza è singolare.

Il bello dei libri, si sa, è che ti catapultano in un mondo fantastico, spettatore di eventi ai quali ti sembra di partecipare da comparsa. Essere nella stanza con un criminologo che ispeziona la scena di un duplice omicidio, assaporare la vendetta insieme al conte di Montecristo, dare una pedata a Stieg Larsson quando descrive una sedia inutile truciolo per truciolo o quando cita assurdi nomi di strade svedesi che sembrano mobili Ikea, sono emozioni uniche nel loro genere che fanno di un libro un esperienza irrinunciabile (fino all'arrivo delle console, si intende).

Nel libro in inglese l'esperienza è la stessa, ma vi rendete conto dopo un po di cosa avete visto e vissuto partecipando agli eventi come dei ritardati. Per esempio ho capito dopo 2 capitoli che Tizio Incognito era morto e la sua festa di 2 capitoli prima era la sua veglia funebre.. così per tutta la durata del party ho avuto il sorriso da idiota del lieto evento e mi immagino di essere stato li con il sorriso di un tardivo che non capisce che nel mezzo alla sala c'é la coffin. A volte quel che manca è una parola, magari simile a una che si conosce e che per assonanza vorrà dire quello.. E invece no! Maledetta!

Comunque questa riflessione assurda nasce dal fatto che sono sul Gatwick Express, bloccato da un incidente sui binari e sto rivivendo lo Stansted Express Day ma con più gente nel vagone, faccio finta di non capire l’italiano e tra un po’ salterò addosso al Ciccio Benzina che occupa il mio spazio vitale.

22 dicembre 2009

Il tempo che vorrei di F.Volo

Questa settimana di solitudine sperduto in un Golf Club chiuso (tipo Overlook hotel ma un po’ meno neve), ha fatto si che, contrariamente alla brutta abitudine che ho a Firenze, abbia letto un libro per intero. Si perchè dovete sapere che a Firenze sono a metà di “Uomini che odiano le donne”, ma è 300 pagine che non succede nulla e il pensiero di leggere ancora pagine in cui nessuno fa niente di sensato mi angoscia.
Ora non è che sono del tutto ritardato, i miei libri li ho letti, ma tornato stanco dall’allenamento preferisco una partita a NBA Live 2010 in modalità “Be a pro” alla PSP.

Come quelli più intelligenti e svegli avranno già capito, il libro in questione era “Il tempo che vorrei” di Fabio Volo comprato all’esselunga a 14.99 prezzo civetta.

civetta3

Avevo già letto “Un posto nel mondo” e “Esco a fare 2 passi” e essendomi piaciuti ho deciso di controllare se il buon Fabio aveva smesso di scrivere di un trentenne con le idee un po’ confuse, con un amore che non va come dovrebbe e tante domande su chi è davvero, per darsi a un soggetto un po’ meno stereotipato, tipo uno che aspetta un aereo che non arriverà mai all'aeroporto di Amsterdam.

La risposta è no, anche a questo giro la storia gira intorno a TIZIO, scafato 36enne abbandonato dalla ragazza e con un infelice rapporto con il padre, che racconta il vivido ricordo della donna parallelamente a ampi flashback sul suo passato in famiglia, dalla tenera età, fino al momento in cui se ne andò di casa per seguire un futuro diverso da quello previsto per lui da suo padre.

La storia è piacevole, divertente e il modo di scrivere di Fabio è ormai quello collaudato dei libri precedenti: sincero, leggero e moderno. Tra le pagine è facile rispecchiarsi in almeno una delle situazioni che bene o male sono quelle della vita di ognuno di noi, e su questo il buon Fabio ci sa giocare parecchio.

Poco importa se lo scrittore è un non “scrittore” e la recensione di Edmondo Berselli (who are you?) lo stronca.

Tra l’altro caro Edmondo, se nelle recensioni eviti di scrivere il finale del libro e non riporti citazioni mescolate a caso mentendo anche sulla trama,  forse viene fuori un lavoro perlomeno sufficiente. Alla fine se hanno pubblicato la tua recensione non ti stupire se Fabio Volo vende più di Dan Brown.